Dal modernariato a pensioni per il futuro
di Enrico Molinari
Per la costruzione della pensione come psicologi avevamo un pezzo di modernariato del secolo scorso: il 10% contributo soggettivo e il 2% integrativo.
Ci eravamo abituati. Molti speravano che sarebbe stato sempre così. Intanto il mondo cambiava ed è cambiato velocemente: A ENPAP nel 1996 eravamo iscritti in 10.000, ora siamo in 90.000, la gran parte donne. Nel 1996 c’era la lira, una professione diversa, una diversa richiesta di psicologia, un diverso coinvolgimento della rappresentanza dei colleghi e delle colleghe.
Lo "scandalo di via della Stamperia" (2011–2016), che aveva visto coinvolto il presidente Arcicasa, condannato dalla Corte dei Conti a risarcire 11 milioni di euro per danno erariale, aveva causato un certo risveglio della partecipazione. Quell'incidente aveva portato allo sviluppo e al consolidamento di nuove forme di rappresentanza professionale. AltraPsicologia si era assunta il non facile compito di dare a ENPAP una struttura organizzativa e funzionale, portando l’Ente al raggiungimento di ottimi risultati nel campo degli investimenti e con ben 15 nuove forme di assistenza.
Con il nostro ormai trentennale pezzo di modernariato – 10% e 2% - si è capito che era difficile dare pensioni dignitose, al massimo erano sussidi.
Si trattava di mettere in atto quanto fatto da altre Casse.
Per i dipendenti viene versato per la pensione il 33%, all’inps gestione separata il 27%. Le grandi Casse pensionistiche del liberi professionisti avevano portato il contributo soggettivo a valori compresi tra il 20-15% e l’integrativo è compreso tra il 4 e il 5%.
Era legittimo sperare di poter mantenere nel tempo quell’equilibrio contributivo. Ma i dati demografici, economici e previdenziali ci mostrano oggi che quel modello rischiava di non garantire pensioni adeguate.
L’attuale governance di ENPAP si è assunta la responsabilità di promuovere un graduale cambiamento che, con incrementi annuali dell’1% , porterà nel 2032 al contributo soggettivo del 15%.
La metà del contributo integrativo, che passa al 4%, a carico del cliente, verrà versato sui montanti individuali.
A regime ci collocheremo in una buona posizione rispetto alle altre Casse con un ritorno pensionistico decoroso.
Scelta coraggiosa! Noi psicologi, io per primo, siamo promotori e sostenitori del cambiamento…. degli altri. Quando si tratta del nostro, specie se si di tratta di denaro, è più difficile.
Nel nostro Paese i partiti avendo difficoltà nel fare riforme pensionistiche le hanno fatte fare da tecnici: Dini e Fornero al fine di evitare la bancarotta. Salvo poi, con il ritorno in campo dei politici, cercare di rallentare o raccontare che avrebbero abolito le riforme!
Le riforme previdenziali raramente nascono in contesti facili o consensuali. Spesso arrivano quando i sistemi comprendono che rinviare ancora significherebbe scaricare il problema sulle generazioni successive
Si può quindi dire che la scelta in essere di ENPAP è una scelta necessaria e coraggiosa. Aggiungo identitaria e comunitaria: si guada al presente e al futuro dei colleghi e delle colleghe.
Recuperare questa dimensione collettiva non è un'operazione nostalgica: è una necessità concreta. Senza di essa, il sistema è meno sostenibile e le pensioni restano sussidi. Con essa, costruiamo qualcosa che vale per tutti, e soprattutto per chi è all'inizio della carriera.
Una comunità professionale matura non ragiona solo sulla propria contribuzione attuale, ma anche sul tipo di futuro che consegna a chi oggi inizia a lavorare con redditi bassi, precarietà e carriere discontinue.
Resta questa una quest’ultima la quarta tappa nella storia del nostro Ente di assistenza e previdenza:
- 1997 Fondazione con primi versamenti sui redditi del 1996
- 2011-2016 Scandalo di Via Stamperia
- 2013-2024 Rifondazione organizzativa dell’Ente e nascita delle nuove forme di Assistenza
- 2026-2032 Adeguamento dei contributi al fine di raggiungere un tasso di sostituzione pare al 50%. Con l’attuale 10% il tasso di sostituzione è del 20%
Forse non era negli obiettivi ma credo che questa riforma sia stata ed è una grande occasione di formazione ed educazione alla previdenza. Prima non se ne parlava. Solo qualche lamento. Ora tutti ne parlano, siamo più consapevoli, sappiamo che non ci sono “pasti gratis” ed è necessario mettere “grano in granaio” per la parte della nostra vita nella quale non vorremo o non potremo lavorare.
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